ICF – Alle origini di Panìco, la pioniera dei record scelta dalla Fiorentina

«Sono nata sotto un accento sbagliato, mi chiamo Panìco e non Pànico come molto spesso sento. Sono nata “al contrario”, e mi piace tutto quello che va controcorrente o tutto quello che, come me, ha l’accento sbagliato».

Patrizia Panico è una delle pioniere del calcio femminile italiano.
È la donna dei record, più di settecento gol realizzati tra club e nazionale (110 in azzurro). Oggi è il mister (sì, “mi sono sempre fatta chiamare mister, e chiedo ai ragazzi che mi diano del lei”) della Nazionale U16 maschile e vice dell’U21. Prima donna ad allenare una rappresentativa maschile. Dal Borussia, squadra giovanile, alla Fiorentina, ultima maglia indossata nella sua carriera. Nel mezzo 10 scudetti, 8 coppe Italia, 5 Supercoppe, tutto vissuto in prima linea.

Nasce a Roma, nel quartiere Tor Bella Monaca, non un posto semplice per crescere, ma sin da piccola dimostra spalle larghe. Ama il calcio, odia le ingiustizie, vuole sempre vincere, ed è l’unica ragazza in mezzo ai maschi. Una bambina romana che aveva un grande sogno: «a otto anni già volevo essere Maradona. Sono diventata Patrizia Panico, ma prima di tutto sono stata Bruscolo».

Le difficoltà a scuola, le discussioni con la madre, gli amici che la prendono in giro perché una femmina non può giocare a calcio, un grande rapporto con la sorella («Patrizia, sai cosa? Cosa Sabrina? Quando giochi a calcio, tu sei felice e rendi felici tutti»), il padre che lascia casa e forma una nuova famiglia. Come quasi tutti gli adolescenti, Patrizia ha una vita complessa. L’amore per il pallone la protegge e le dà il coraggio e la forza per superare tutto. I sacrifici vengono ripagati. Ed è questo alla fine che conta: credere in se stessi e nel proprio sogno.

«In porta c’è Attila, un vero portento ma matta proprio. Simona ha una forza esplosiva che non immagini. Supplì calcia il pallone a cinquanta metri di distanza. Marika perde più tempo a sistemarsi reggiseno, mutadne e capelli che a correre». Sono le amiche di Patrizia, quando giocava partite interminabili nel campetto davanti a casa, sfide epiche che si chiudevano solo quando sua mamma dalla finestra di casa le urlava che era ora di cena. Classicone.

Nel 1993, l’esordio in serie A, con la sua amata Lazio, che sborsa dieci milioni di lire per averla nelle proprie file, perché veniva considerata la nuova Morace. Arriva la Nazionale, Patrizia Panico bagna l’esordio con la cosa che sa fare meglio: i gol.

Segue l’avventura con il Torino, tappa importante, che le permette di diventare “cittadina del mondo”. E poi il primo trionfo, lo scudetto, conquistato nell’unica stagione disputata a Modena, nel 1997-98, condito da 29 gol in 28 presenze. C’è anche spazio per un’avventura negli Stati Uniti, anno 2010, nella vecchia W-League. L’avventura con il calcio giocato si chiude al termine della stagione 2015-16, nella neonata Fiorentina, dove realizza 20 gol, all’età di 40 anni.

E proprio dal viola sembra pronta a ripartire, questa volta da allenatrice. Finora, non ha mai guidato una squadra di club, ma solo rappresentative Nazionali, tra l’altro maschili. Prima l’U16 da vice, poi l’U15 da “primo” e anche (da vice) l’U21. Ma ora potrebbe concretamente lasciare Coverciano dopo anni di crescita. E, dopo una stagione incredibile da calciatrice, spera si tornare a far sognare la Fiorentina.

Di Andrea Caucci Molara

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