ESCLUSIVA ICF – Napoli, Capparelli: “Salvezza? Ci crediamo. Su Mister Marino…”

I sogni sono fatti per essere realizzati. Per farli diventare realtà, spesso, bisogna compiere una scelta drastica staccandosi dalle proprie origini per cercare di inseguire l’obiettivo. Lo ha fatto anche Livia Michelle Capparelli, terzino del Napoli, con radici familiari metà romane e metà americane: “Sono nata da padre romano e madre americana. I miei due fratelli maggiori sono nati negli Stati Uniti, mentre io sono l’unica figlia nata a Roma”.

GLI INIZI

Un contesto familiare che l’ha anche spinta a intraprendere il percorso calcistico: “Da piccola facevo ginnastica artistica. Però, ero troppo timida per uno sport individuale e volevo smettere”: E a quel punto, arriva il consiglio decisivo: Mia madre voleva che continuassi a fare sport. I miei fratelli, già, giocavano a calcio nella squadra di quartiere e così ho cominciato anche io. La mia famiglia mi ha sempre rassicurato e mi ha aiutato nell’intraprendere il cammino calcistico”.

“ROMA, LA PARENTESI PIU’ IMPORTANTE”

A 14 anni il salto dalla squadra di quartiere al femminile, con l’EurNova, poi unitasi alla Roma Calcio Femminile (attualmente in Serie B). “Quella in giallorosso è stata assolutamente la parentesi più importante della mia carriera, finora. Ero vice-capitano e l’ultima partita l’ho giocata con la fascia al braccio. A parte una piccola parentesi in America di 6 mesi, ho sempre giocato lì – fino alla stagione passata – e sfiorato la Serie A per 3-4 anni consecutivi. Un’esperienza molto bella anche sotto il punto di vista emotivo. Nel bene, delle gioie del gruppo squadra, e nel male: perdere quasi sempre in finale lasciava tanto rammarico e, nel tempo, la squadra non era più la stessa. Allora ho maturato la decisione di partire”.

FUORI DALLA COMFORT-ZONE

Dopo la Roma, l’esperienza a Ravenna. Livia lascia casa per la prima volta e decide di mettersi in gioco lontano dalla capitale: “Questa scelta mi ha portato a crescere tanto sia a livello umano che calcistico. Trovare nuove compagne e un nuovo staff, che non conosci e che ti valuta sui punti di forza e quelli deboli, in modo diverso da chi ti conosce da anni, ti dà sicuramente qualcosa in più. Sono uscita dalla mia zona di comfort per la prima volta: un’esperienza da fare per maturare”.

“NAPOLI, AMORE A PRIMA VISTA”

In estate, Capparelli passa al Napoli neopromosso in Serie A, per la sua prima esperienza nel massimo campionato, fortemente voluta dal ds azzurro D’Ingeo. E il feeling con l’ambiente è stato immediato: “Di Napoli ti innamori subito: mi sono trovata subito bene ed ero super emozionata. È stato un amore a prima vista, con la città e con l’ambiente”. Dopo un po’ di difficoltà iniziali, Livia trova continuità anche in campo: “All’inizio è stato difficile crearmi spazio in campo, magari, per un ritmo diverso negli allenamenti e in partita. Ho dovuto, quindi, lavorare tanto per mettermi alla pari dato che venivo dalla Serie B. Dopo tanti anni sognando la A non mi sono posta limiti e non mi sono lasciata fermare dagli ostacoli”.

UNDICI GIORNATE, ZERO VITTORIE. “E MARINO…”

La squadra è forte, ma completamente rivoluzionata. Sul mercato è stato svolto un buon lavoro, ma i punti non arrivano: Forse, all’inizio, mancava un po’ di sicurezza nei propri mezzi ed essendo la squadra tanto variegata (tra veterane, persone che salivano dalla Serie B, tante ragazze straniere che dovevano abituarsi al nostro calcio) abbiamo avuto qualche difficoltà. Il gruppo era affiatato ma in campo non riuscivamo ad esprimerci al meglio come insieme. Tante buone prestazioni, spesso compromesse da errori individuali”.

Alla guida di quel gruppo c’era Mister Geppino Marino: “Lavoravamo molto sui fondamentali e sulle basi del gioco, ma, rispetto a Pistolesi (attuale tecnico, ndr), probabilmente Marino cercava di indirizzare di più la giocata. Era più specifico. Pistolesi, invece, lascia a noi l’interpretazione di quel che dobbiamo fare: ci lancia l’input e sta a noi metterlo in pratica, a seconda dei nostri punti di forza o di debolezza. Va detto, però, che anche Marino lavorava bene e tanto sui concetti di calcio e con lui ho imparato molto”.

LA (RI)SCOSSA DI PISTOLESI

Con l’esonero di Marino e l’arrivo in panchina di Alessandro Pistolesi, ex Empoli, qualcosa cambia: “Ora forse c’è un clima più (pro)positivo e intraprendente. È arrivata come una scossa: contro la Roma, al Tre Fontane, ce la siamo giocata fino all’ultimo e con il Bari (la partita che contava davvero per la salvezza) abbiamo conquistato tre punti importanti”. Al triplice fischio della sfida contro le biancorosse siamo esplose, quasi avessimo vinto il campionato. L’emozione era tanta perché, finalmente, ci siamo sbloccate – dopo tante partite in cui meritavamo di più – in uno scontro diretto per restare in A. La gioia è stata grande: aspettavamo questo momento da luglio”.

Entusiasmo, e anche qualche accorgimento tattico. Qui sta la chiave della scossa data all’ambiente da Pistolesi: “A noi terzini, per esempio, chiede una fase maggiore di spinta e di lavoro anche sui cross: ci alleniamo tanto sulle palle aeree, dove abbiamo peccato un po’ di più nelle partite precedenti. Ci si concentra sui concetti base del calcio, in un gioco semplice”. Quella semplicità che forse mancava al Napoli ante-Pistolesi: “Ci chiede di girare palla e allora tocca a noi farlo, avendo le qualità. Il mister è un uomo molto chiaro e diretto”. Come la sua idea di calcio, d’altronde.

E allora il Napoli viaggia unito verso un solo obiettivo comune: la salvezza. Ci crediamo tantissimo e lo vogliamo ancor di più: abbiamo i mezzi per farlo”.

di Luca Bendoni ed Emanuele Landi

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